“Lei è troppo qualificato per questo lavoro!”

“Lei è troppo qualificato per questo lavoro!”

“Studiare, o non  studiare, questo è il dilemma…” 

“Lei è troppo qualificato, e noi non assumiamo laureati!”


Studiare. Non è solo “imparare a memoria date e tabelline” o “conseguire un titolo”, ma è esprimere la propria curiosità attraverso una fame continua di informazioni. E non è forse questo che ci rende diversi dagli altri esseri viventi?

troppo qualificato

Attraverso lo studio possiamo valorizzarci e perseguire la nostra realizzazione! Per questo trovo fondamentale che le persone studino, combattano l’ignoranza, aprano la loro mente e inseguano il miglioramento, attraverso la scuola e le esperienze formative.


Studiare è luce. Non studiare è oscurità (Proverbio russo)


Detto ciò, guardo allo scenario economico e lavorativo attuale e… c’è di che essere confusi.

La società di oggi sembra essersi disamorata del Sapere.

Da un lato si registra una forte dispersione scolastica. E in chi a scuola ci va, si lamenta una generale scarsa preparazione sulle nozioni di base. Per non parlare della non-preparazione a ciò che viene dopo la scuola! Si tratta di un problema che fonda le sue radici su società e istituzioni, sulle famiglie e sulle persone: a ognuno di questi livelli, oramai, sottovalutiamo l’impegno scolastico; e il fatto che quella scarsa preparazione, sia una concausa riconosciuta della precarietà stessa del Lavoro

Sai che con dispiacere talvolta ho assistito ad Aziende (seguite da me in processi di selezione) che non confermavano Candidati precedentemente selezionati che, sì “scarsi” di alcune competenze – ma non importava: l’Azienda li aveva comunque scelti per investirci! – si sono dimostrati del tutto inadeguati e soprattutto disinteressati al miglioramento

Il Candidato “troppo qualificato”

E poi ci sono loro. I Candidati che alle spalle hanno un percorso formativo ricco e interessante, fatto di università, corsi di specializzazione, esperienze all’estero e/o esperienze curricolari sostenute in aziende prestigiose, tempo speso con l’obiettivo di raccogliere esperienze importanti per il proprio bagaglio. Sono i Candidati che personalmente adoro, a qualsiasi età, perché amano ancora formarsi e investire su se stessi; dimostrando peraltro curiositàflessibilità, umiltà e alacrità, alcune delle soft skills più apprezzate oggi dalle Aziende.

Eppure, sembra che il mondo del Lavoro non ripaghi le loro scelte. troppo qualificato atterrito 2E in questo stesso contesto economico e aziendale sulla loro pelle si consuma un paradosso: le Aziende inseguono i Talenti, al grido di “vogliamo soft skills!” e poi… bocciano questi Candidati studiosi, preparati e curiosi perché “troppo qualificati” (over skilled). 

Ma cosa c’è dietro un giudizio del genere?

La questione è quantomai spinosa, molto dibattuta e a volte anche contraddittoria. Riflettiamoci.

I punti di vista: Candidato Vs Azienda 

sfida troppo qualificato

È più che ovvio che un’Azienda che opera un’assunzione, ha l’obiettivo di ricercare il miglior Candidato (oggi diciamo il Talento, appunto!) per ricoprire quella posizione vacante. E ha un ideale in testa. È da qui che stabilisce paletti di idoneità/inidoneità, e a volte – c’è da ammettere – anche dei pregiudizi. Ma “individuare il migliore Candidato possibile disponibile a svolgere quel determinato lavoro” obbliga alla coerenza col profilo e con le capacità necessarie a ricoprirlo.

E il Candidato “rifiutato perché ritenuto eccessivamente preparato”? Recepirà non tanto il messaggio che è troppo qualificato, quanto più probabilmente che non va bene per quel ruolo. E tra i due c’è una sostanziale differenza. Perché non andare bene per un compito implica non saperlo svolgere; mentre il Candidato “troppo esperto” – chiamiamolo così – probabilmente saprebbe svolgerlo molto molto bene; forse anche meglio del Candidato Ideale che è nell’immaginario dell’Azienda selezionatrice.

E in Azienda?

sfida azienda - troppo qualificatoL’Azienda-tipo (come molte PMI in Italia, per esempio) è sempre in bilico tra il far quadrare i conti (= costo del lavoro, tra gli altri) e la necessità di innovare (= adeguare le competenze al suo mercato, oltre che le risorse materiali). E tra i Candidati, a volte, non si trova corrispondenza tra le conoscenze importate dai percorsi formativi e quelle che il mercato richiede.

Insomma, l’avere conseguito titoli a volte:

non costituisce valore aggiunto, se gli studi deviano da quelli più richiesti dal mercato, rapporti alla mano… ;

– e spaventa i datori di lavoro, se gli studi sono brillanti e percepiti come ridondanti.

Le Aziende collegano il tuo titolo alla tua Aspettativa. E, purtroppo, per quelle meno evolute questa tua aspettativa sarà sempre “troppo elevata”.

Soffermiamoci un attimo sul concetto di Valore (economico-in salario e di prestigio o contributo professionale).

valore troppo qualificatoAmmettiamo che può succedere che le Aziende quotino una specifica mansione al di sotto del suo vero valore. Vuoi per una superficialità in buona fede, vuoi per problemi di costi, o vuoi per un malsano gioco al ribasso (tanto qualcuno che ci sta, alle mie condizioni, lo trovo di sicuro…). Basta fare un’indagine sul mercato di riferimento e il “sotto costo” è presto svelato…

Ma molte volte non è tanto il Valore in , quanto gli equilibri interni di quel Valore che dettano legge: aspettative che si disallineano dallo standard degli altri dipendenti possono causare disagi o squilibri nel gruppo di lavoro. Soprattutto se ti trovi con un responsabile meno titolato o esperto di te, o con colleghi che svolgono la tua stessa mansione ma a uno stipendio inferiore.

Un’ultima provocazione, infine, concedimela: siamo poi certi che dietro un “troppo qualificato” NON si nasconda invece un “troppo vecchio”? Non ne sarei così sicura…

Il fallimento della Selezione…

È qui, in questa distorsione delle percezioni tra Azienda e Candidato, che si consuma il fallimento di una Selezione!!!

frecciaLe Aziende finiscono per pregiudicare i Candidati e ridurre il tutto a un “costo eccessivo”, senza tener conto che il “troppo qualificato” potrebbe invece portare un significativo contributo in esperienza, o in rapidità di svolgimento del compito o di soluzione del problema.

frecciaE i Candidati? Beh, tu non hai realmente delle Aspettative?! Certo che le hai, ed è giusto che sia così, e che le persegua. Ma metti in conto che potrai trovarti di fronte a un disaccordo insormontabile di Valori: tra A) quello quantificato dall’Azienda (nell’offerta economica per quel ruolo/mansione), B) quello che anche tu ritieni possa valere quel ruolo, e C) quello tu ritieni sia il TUO valore, nella tua totalità con il tuo bagaglio reale e potenziale, sul ruolo ed extra-ruolo (Attenzione! Non necessariamente coincidono, e ciò potrebbe causarti un calo di interesse verso l’opportunità).

E questo scenario distorto come lo risolviamo?

Beh, solamente se Azienda e Candidato riescono entrambi a leggere tra le righe.

  • Se l’Azienda (illuminata!) riesce a vedere nel “troppo qualificato” un potenziale di utilità, riuscendo a integrarlo con gli equilibri esistenti e prevedendo, peraltro, piani di crescita per i Lavoratori.

Oggi addirittura si accetta la tesi secondo cui entro un certo limite – che va individuato e gestito, ovviamente – assumere Lavoratori più qualificati per svolgere un dato compito, alle Aziende procura un VANTAGGIO (e non uno svantaggio!). È dimostrato, infatti, che il Lavoratore che eccede nelle competenze richieste per una data mansione, procura sia un BENEFICIO DIRETTO verso quel compito (che eseguirà in maniera più rapida e precisa) e sia un BENEFICIO INDIRETTO all’organizzazione, stimolando i Lavoratori meno qualificati al loro stesso miglioramento. 

academy management of journal troppo qualificato

Cito l’Academy of Management Journal, che lo sottoscrive a sostegno degli studi di Bilian Lin e Kenneth S. Law dell’Università Cinese di Hong Kong e Jing Zhou della Rice University negli Stati Uniti.

Ovviamente tutto ciò è possibile se management, ruolo e risorse aziendali possono permetterlo.

  • E se il Candidato è sincero con se stesso.

Tu, Candidato, hai ben chiaro che, proponendoti per quel posto di lavoro, stai accettando una regressione professionale? Che per il tuo futuro Datore di lavoro quella mansione è “inferiore al tuo potenziale”?

L’Azienda lo riconosce e – sappilo! – vive con timore il fatto che tu possa stancarti in fretta di 1) una retribuzione inferiore, 2) responsabilità ed azioni di routine di livello meno qualificato e 3) relazioni forse meno appaganti (soprattutto se rinunci a ruoli di responsabilità diretta). E che alla prima occasione tu possa andartene.

Ma tu, sei realmente disponibile e motivato ad accettare tutto questo??? Perché lo fai? Stai cercando una soluzione transitoria oppure hai modificato le tue priorità rispetto al passato? Tienine conto, è importante per te e per il tuo futuro!

Ricorda che chi fa selezione ha ben chiare le teorie della motivazione lavorativa 1 e non può non vedere la trave nell’occhio! Lavorare al di sotto delle proprie possibilità spegne la Motivazione al lavoro stesso e di conseguenza il rendimento, ipotesi che le Aziende cercano di buon grado di evitare.

Ecco quindi a chiederci, con un po’ d’ordine nella testa: come aggirare l’ostacolo del “sei troppo qualificato”?

Qualche freccia al nostro arco, se lo vogliamo, c’è.

  1. ✒ Iniziando dal Cv. Se il problema è che sei troppo titolato, sei sicuro che mettere proprio tutto nel tuo Cv sia la scelta giusta✒ 

Domanda lecita; e la risposta è implicita in quello che vuoi trasmettere a chi lo leggerà. Definisci il tuo obiettivo e se hai certezza di non voler apparire “troppo…”, seleziona in maniera accurata le informazioni che di te userai. E stai tranquillo, omettere non significa dire il falso. Attenzione, però: se crei significativi buchi temporali, ricorda che durante il Colloquio potrai doverli giustificare.

Se nel tuo percorso formativo hai molte specializzazioni, oppure hai vissuto molte esperienze aziendali (magari in campi o contesti differenti), pensa bene a cosa mettere e cosa – eventualmente – togliere del tutto. L’obiettivo è mettere in evidenza quelle informazioni che potrebbero interessare il potenziale Datore di lavoro. Proprio quelle che aggiungono valore e competenze idonee per il settore, o per il momento storico dell’azienda (hai saputo che stanno lanciando un nuovo prodotto, o che stanno per partecipare a un evento, ad es…) o per il ruolo a cui ti stai candidando 😏. Scegli titoli ed esperienze funzionali a far sì che tu sia valutato “adatto” a ricoprirlo, e completa con una presentazione che spicchi. Chi legge dovrà respirare la tua Motivazione e il valore aggiunto che puoi portare in quel momento in quell’Azienda.

Puoi anche ripensare alla FORMA del tuo Cv. Quella particolare esperienza/corso di formazione non è funzionale al ruolo ma è stato significativo nel tuo percorso? E magari ti ha consentito di sviluppare una capacità che per quel ruolo è utile? Ok, inseriscilo ugualmente nel Curriculum, ma magari NON tra le esperienze scolastiche/lavorative principali. Crea una parte successiva “altre esperienze”, o alimenta un campo ad hoc sulle tue competenze; o ancora citala nella tua Presentazione, come un tuo caso di successo utile a introdurre le tue capacità, appunto. 

attenzione troppo qualificatoAttenzione! In tutto ciò ricorda che stai rinunciando a qualche informazione che è parte del tuo background, abbassando il tuo livello di prestazione. Le aspettative di “tornare un giorno ai livelli di responsabilità precedenti” non devono travisare la realtà. Sarà fantastico se il Datore di lavoro prenderà coscienza delle tue abilità e nel tempo ti consentirà di crescere. Ma potrebbe non succedere mai. Sei preparato a questo??

  1. ✒ Tema motivazione! ✒ 

Fin qui credo di averti stressato il giusto sulla domanda che tu, Candidato, devi porti prima di ogni altra: essere selezionato per un ruolo inferiore al tuo potenziale è proprio quello che vuoi? Il disegno ti dev’essere chiaro.

Supponiamo di sì.

motivazione troppo qualificato

A questo punto devi valorizzare la tua Motivazione in maniera tale che le tue qualifiche (quelle eccedenti) diventeranno un peso piuma!

Devi anticipare le domande scomode che si porrà il Selezionatore, quando sarà solo con il tuo Cv. È un momento topico quello dell’analisi del Cv: come mai una persona con queste abilità e competenze, che potrebbe aspirare a ruoli di maggiore responsabilità, si rende disponibile a questo mestiere meno qualificato? E perché è interessato a un’Azienda come la nostra, meno strutturata di quelle in cui ha lavorato finora?

Una risposta intelligente a questi quesiti dev’essere scolpita a caratteri cubitali nella tua mente, deve emergere sin dalla tua presentazione scritta (che insieme a un Cv ricalibrato ti farà superare il filtro!) e anticipare ogni altra questione in sede di Colloquio.

È strategico che tu anticipi la domanda del Selezionatore. Non aspettare la fine dell’incontro o che sia lui ad avanzare il dubbio, che a quel punto sarà probabilmente già pregiudizio nella sua testa. Se sei giunto al colloquio, evidentemente il Recruiter ha individuato dei punti a tuo favore che vorrà confutare o ridimensionare: e tra le altre, verificare giustappunto se “sei troppo qualificato per il loro ruolo”. Il consiglio spassionato è: cercare di aprire PRIMA POSSIBILE l’argomento e fermare il pregiudizio sul nascere.

Hai la possibilità di presentarti? Oppure di parlare di te? Oppure sì, ti arriva subito, diretta come un gancio, la domanda: “perché…?”

Asseconda e spiega SUBITO il dubbio del Selezionatore, sul perché ti sei proposto proprio. Non negare l’evidenza, e cioè che hai delle qualifiche in più rispetto a quelle richieste. Ma volgi questo argomento a tuo favore:

“in effetti come avrà avuto modo di notare nel mio percorso professionale ho anche ricoperto il ruolo di…, tuttavia sono particolarmente portato per attività del tipo… e ho certezza di poter mettere a frutto i miei punti di forza che sono…”; questo è un esempio.

Non solo! Le tue qualifiche aggiuntive possono agevolarti nella risoluzione di alcune situazioni problematiche tipiche del ruolo per il quale sei in selezione, o velocizzare alcune azioni che hai ben conosciuto (magari le hai anche dirette, oltre che svolte!), come “quella volta che…” (lo storytelling su cui ti sei preparato ti sarà certamente utile).

Inoltre motiva solidamente questo tuo contributo con eventuali ragionamenti fatti su:

  • cambio di azienda (“sono molto interessato al vostro percorso-settore perché…”): le Aziende sono molto propense al Lavoratore che ne condivide interessi e valori 😉.
  • E ancora argomenta cambi di vita/di prospettiva/di responsabilità/di carriera che ti garantiscano un miglior equilibrio tra lavoro (prima!) e vita privata;
  • oppure sei rimasto inattivo per un po’ di tempo e sarà utile unire le tue abilità rodate con un percorso di reinserimento graduale in una nuova realtà aziendale dinamica come la vostra” (Attenzione! Un po’ di adulazione ci sta, ma scegli i giusti termini per non far trapelare incertezza sulle tue capacità).

Ah, un’altra cosa! Sappi che nella testa del Recruiter la domanda che viene immediatamente dopo a “perché si candida?” è: “e quanto durerà?”

La tua candidatura sia dunque parte di un progetto. Il lavoro è una necessità vitale, siamo tutti d’accordo, ma sei certo che la disperazione ti ripagherà? In tal caso, devi assolutamente impegnarti per NON farla trapelare. Quindi ragiona su risposte intelligenti ed argomenti validi a suffragare che sei motivatissimo. Poi nel tempo non si sa mai. Magari proprio l’indomani ti capita la proposta della vita, quella che non ti aspettavi e quella che ti consente di tornare ai tuoi livelli di competenza. Ma in quell’esatto momento in cui sei con il Recruiter/Azienda, devi essere il potenziale che non si aspetta, NON un potenziale problema.

  1. ✒ Appurata la motivazione e le tue serie intenzioni, allineati al livello di sofisticazione del ruolo ✒ 

Sii misurato rispetto alla mansione e alle sue responsabilità.

Come? Avendole ben chiare (hai studiato l’annuncio 😉?) e parlando la stessa lingua della selezione.

Sin dalla scelta delle informazioni e delle parole che inserirai nel Cv, puoi decidere di “abbassare” il tuo livello, parzialmente modificandone la comunicazione. Se parole come Manager o Direttore credi spaventino, prova a farle diventare Responsabile o Funzionario con responsabilità. E non dimenticare che se ti proponi per una mansione operativa, l’aspettativa del Recruiter è incontrare un Candidato che conosca proprio quell’operatività: racconta di quando l’hai fatta, anche se poi hai finito per dirigerla.

ruolo troppo qualificatoAnche i termini che userai al Colloquio (indipendentemente dal tipo di colloquio che ti aspetta) devono essere adatti al compito. Cerca di allinearli a quelli dell’annuncio e della persona che hai di fronte. L’obiettivo è evitare che sorga il dubbio che per te possa essere difficile adattarti a fare quel lavoro, a quelle responsabilità (inferiori a quelle cui sei abituato) o tenere quelle relazioni (tendenzialmente meno sofisticate delle tue precedenti).

E cerca di porti in maniera smart e immediata, non avrai problemi a trasmettere l’umiltà che ti ha portato lì!

✒ Infine ricordati della tua buona Reputazione! ✒ 

Ricordi quanto è importante alimentare relazioni professionali positive? (se non te ne ricordi eccoti un piccolo ripasso 😬) In casi delicati come questo, dove il Recruiter ha dei dubbi su di te, o quantomeno necessita di chiarire “perché sei lì”, ecco che quelle relazioni possono tornarti utili.

Referenze sulle tue competenze e professionalità, testimonianze vere della tua esperienza, e delle capacità di problem solving su quel ruolo, possono essere uno strumento di rassicurazione per il tuo selezionatore. E magari proprio quell’ago della bilancia che può far propendere per te invece che per il tuo giovanissimo concorrente.

Coltivale, anche grazie ai social, e tirale fuori al momento giusto!

In bocca al lupo!

1 Molti Autori, dall’economia alla psicologia, nel tempo hanno fatto della motivazione al comportamento umano (e in particolare la motivazione lavorativa, per i suoi impatti sulla performance del lavoratore) l’oggetto del proprio studio. Se vuoi avere maggiori informazioni QUI ho trovato una sintesi che ho trovato ben fatta e interessante. Ma c’è molta letteratura sul tema. Di seguito ti segnalo anche qualche lettura di approfondimento. Buon ripasso!

         

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"Lei è troppo qualificato per questo lavoro!"
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"Lei è troppo qualificato per questo lavoro!"
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Sei curioso, studioso, esperto, e quando ti proponi per un lavoro vieni scartato perché troppo qualificati? Un paradosso reale. Perchè e come affrontarlo?
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