Partiamo dalle nostre Competenze: Come riconoscerle?

Partiamo dalle nostre Competenze: Come riconoscerle?

Ovvero come riconoscere e potenziare i nostri punti di forza

Torniamo all’esempio dell’articolo precedente – quello della scelta tra i due progettisti, ricordi? E riesaminiamolo, modificando le ipotesi.

Poniamo il caso che  stavolta Tu, nelle vesti dell’Imprenditore/Selezionatore,  

NON ABBIA BISOGNO di un collaboratore che oltre alle sue conoscenze tecniche sappia ANCHE intessere relazioni. Perché nella tua Azienda NON E’ PREVISTO che lui tratti direttamente coi clienti.

Diversamente, supponiamo che TI SERVA un tecnico che sappia gestire uno scadenzario di commessa. Oppure che sappia supervisionare il budget. O ancora che possa sviluppare (e quantificare) progetti da zero.

È plausibile che, cambiando i tuoi obiettivi, la scelta che farai ricadrà su un Collaboratore Ideale del tutto diverso. Ciò in funzione di una ri-analisi delle abilità tecniche ma – ti accorgerai – soprattutto di quelle personali dei Candidati disponibili.

@ Saper gestire uno scadenzario significa avere capacità organizzativa e puntualità. § Un budget lo può supervisionare chi è preparato sui numeri, certo, ma deve avere anche attitudine alla responsabilità. # Chi sviluppa progetti da zero sa essere creativo e proattivo, oltre che preparato sugli strumenti di progettazione e sulla valutazione di fattibilità.

Insomma, in tutti i casi capisci bene che le abilità TRASVERSALI rincorrono le sfumature del ruolo, sul quale ogni Azienda ha una preferenza rispetto al proprio modo di intenderlo.

E dunque determineranno la stessa scelta che sarà fatta sulla platea di Candidati.


A questo punto, torna a vestire i panni del Candidato.

Immagino ti sia più comprensibile, ora, il fatto che la combinazione di competenze HARD/SOFT che svilupperai orienterà il tuo percorso professionale. E le opportunità che saprai crearti saranno il frutto di una cosciente auto-analisi di come puoi investire su te stesso.

Posso confermarti del resto che la tendenza dell’attuale mondo del business e del lavoro a preferire Persone soft-dotate, già descritta nel precedente articolo, sembra essersi affermata e fortemente radicata al di la del richiamo storico.

Vuoi perché i meccanismi di Selezione basati sulla dimensione HARD/SOFT si sono dimostrati equilibrati. Vuoi perché gli elementi di crisi economica che qualche anno fa ne determinarono la fortuna, non sono stati del tutto superati.

Sembra anzi che le difficoltà di mercato (che hanno portato via prima posti di lavoro, poi la sopravvivenza, e infine equilibrio e valori), da un lato abbiano stimolato i Lavoratori a cercare il proprio miglioramento, spingendoli ad alzare la propria asticella delle abilità, per non soccombere.

Ma, dall’altro, non è che abbiamo lentamente disumanizzato il rapporto che abbiamo col Lavoro? 😳


Il “lavoresimo”

Per tutto il primo Novecento (e fino agli anni Sessanta almeno) era parere comune di economisti, scrittori, professori di tutto il mondo che grazie alla Tecnologia (che semplifica il lavoro), L’UOMO SAREBBE ARRIVATO A LAVORARE DI MENO, potendosi dedicare ad attività diverse, fonte di vera soddisfazione (ad esempio Hobbies o volontariato), e rafforzando l’identità di valori diversi (come ad esempio la famiglia).

John Maynard Keynes, negli anni Trenta, prevedeva addirittura che nel Ventunesimo secolo si sarebbe lavorato al massimo per 15 ore a settimana (un week end lungo 5 giorni!). Ne parla nel saggio Economia. Prospettive economiche per i nostri nipoti. Scrive Keynes, che l’uomo per la prima volta dalla sua comparsa sulla Terra, si troverà a decidere come impiegare il suo tempo libero 😮.

 

Ma coevidentemente non è stato.

Se la discussione sulla Tecnologia che “semplifica” (=ruba? cambia!) il Lavoro, tiene banco anche in pieno Ventunesimo secolo, oggi il punto di vista odierno è piuttosto cambiato. C’è chi lavora di meno, chi di più. Tuttavia a fronte di una crisi non solo economica ma forse anche di valori (a tal proposito ho trovato molto interessante l’articolo di Francesca Del Nero, su Linkedin), il Lavoro non è più solo ciò che ci sostenta e ci procura ricchezza, ma è sempre più vissuto come una “religione”. E ci da identità, ci dice chi siamo, e SE siamo… E‘ come se nel lavoro cercassimo di dare un senso a noi stessi e alla nostra esistenza. Ne parla The Atlantic, storica rivista statunitense di approfondimento culturale, che conia il termine WORKISM, in Italiano Lavoresimo??? E il Vangelo del Lavoro


 Obiettivo: valorizzare

Cosi anche oggi Aziende e Candidati Lavoratori (sopravvivendo a una ripresa economica difficoltosa) sono giocatori di una dura partita fatta di concorrenza e a volte qualche fallo, qualche errore di strategia e qualche ematoma.

E per chi come me opera nelle Risorse Umane, la valorizzazione del Candidato per “ciò che sa/ciò che è“, è obiettivo primario per “non sbagliare le proprie scelte” (sia per l’Azienda sia per il Candidato).

Così capita che con le Aziende si faccia a braccio di ferro spiegando che a volte ricercano l’impossibile; mentre coi Candidati selezionare è anche orientare.


Il bilancio delle competenze

E allora, come riconoscere e potenziare le proprie competenze HARD e SOFT?

Puoi fare un bilancio delle competenze.

Il bilancio delle competenze è uno strumento (sotto forma di test o intervista, o entrambi) che indaga punti di forza e aree di miglioramento di un individuo in un dato momento.

Il che significa che nel tempo può cambiare. Esso infatti porta in evidenza le tue RISORSE, l’insieme di ciò che puoi dare come Persona e come Professionista, in funzione del grado di conoscenza fino a quel momento maturato.

La sua utilità? Aiutarti a fare una scelta professionale adeguata, perché coerente e compatibile con le tue attitudini.

Per fare un bilancio delle competenze, puoi avvalerti della consulenza di un professionista della Selezione che, da esterno e con appositi metodi d’indagine, potrà aiutarti a far emergere (e dunque prendere coscienza) dei tuoi aspetti positivi e negativi.

Ma da subito voglio proporti un bilancio “fai da te”, una riflessione su te stesso. Attenzione! Non si sostituisce all’operato di un professionista, ma ti permetterà se non altro di conoscerti meglio. Inizierai a ragionare sulle tue potenzialità e motivazioni – interessi e obiettivi – e a riconoscere le tue competenze.


Prova n. 1.

Prendi un foglio bianco e inizia a scrivere il tuo vissuto da studente e da lavoratore. Dividilo in 3 sezioni: dovrai imparare a distinguere tra le tue competenze, le capacità e le esperienze, e capire come le 3 dimensioni si legano tra loro.

  • Competenze: bagaglio delle cose che sai, che hai appreso da studio e situazioni lavorative.
  • Capacità: è il potenziale, che hai indipendentemente dalle competenze perché ti sono innate e ti vengono in auto quando affronti per la prima volta una situazione.
  • Esperienze: dalla situazione vissuta in prima persona ti porti a casa un comportamento e degli accorgimenti per viverlo meglio se ti ricapitasse.

Bene. Ora racconta le tue esperienze lavorative principali. Ma potrebbero anche NON essere lavorative: se sei all’inizio della tua carriera per te potrebbe essere stato significativo un evento diverso: ad esempio hai organizzato un’attività con la tua associazione? Hai partecipato a una gara sportiva? Hai partecipato a un viaggio-studio?


Nell’innescare il racconto chiediti:

In quell’occasione cosa hai imparato a fare? Quali strumenti hai imparato a maneggiare? Focalizza il ricordo su: cosa hai fatto meglio? Cosa è andato peggio? Quale caratteristica tua personale ti è venuta in aiuto per affrontare il problema? Quale invece, tra i tuoi modi di essere, secondo te ti ha danneggiato? Quale ragionamento hai fatto per determinare il tuo comportamento? Col senno di poi credi di aver preso le giuste decisioni? Perché?


Prova n. 2.

Le tue PASSIONI: cosa ti piace? Cosa faresti in ogni tuo momento libero? Cosa cambieresti della tua vita? Il tuo CARATTERE: cosa ti aiuta nella relazione con gli altri? Cosa ti penalizza? I tuoi OBIETTIVI: cosa vorresti fare da grande? E a che livello? Per fare proprio quel lavoro lì, secondo te che qualità servono? E tu realisticamente quali ti riconosci di avere? E invece quali aspetti tecnici o della tua persona pensi potrebbero danneggiarti nel raggiungimento di quell’obiettivo?

Tutto ciò esplora la tua dimensione MOTIVAZIONALE.

A questo punto, in maniera un po’ casalinga ma fissando i contenuti nero su bianco, hai potuto portare a galla 2 ipotesi importanti 😉:

  • a) hai preso consapevolezza del tuo percorso, e di cosa lo ha agevolato o può averlo ostacolato;
  • b) hai costruito un quadro concreto di quello che sai fare, traslandolo verso il come lo percepisci (ti interessa davvero? ti valorizza?). Quindi rudimentalmente hai definito la tua totalità, ovvero quello che sei.

Ora che hai fissato le tue abilità tecniche (=hard) e personali (=soft), potrai confrontarle con interessi e ipotesi di lavoro.

E sta a te poi decidere come usare queste informazioni per proiettarti verso il tuo futuro.

Articolo aggiornato il 14 Marzo 2019 alle ore 21:00.


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Competenze: Come riconoscerle?
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Competenze: Come riconoscerle?
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Saper distinguere tra conoscenze, abilità ed esperienze, e le priorità e gli stretti legami fra loro, descrive il tuo valore personale e professionale. E ottimizza le tue scelte future. Alla base c'è l'analisi di te stesso, per riconoscere le tue competenze e confrontarle coi tuoi interessi e le opportunità che il mercato del lavoro può offrire. Qui troverai spunti pratici di analisi.
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