Quali sono i tuoi obiettivi di carriera? – Domande scomode al colloquio

Lavoro e carriera

Oggi mi soffermo su un’altra domanda scomoda, di quelle che tipicamente mettono in crisi chi sostiene un colloquio di lavoro


§ I diavoli si dividono in angeli decaduti e in gente che ha fatto carriera

Stanislaw Jerzy Lec

 

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Quali sono i tuoi obiettivi di carriera?

Chiedendoti questo, oppure nelle varianti

  • “che percorso professionale vuoi intraprendere/perseguire?”,
  • oppure “dove ti vedi tra N… anni?”,
  • o ancora “quali sono le tue massime aspirazioni professionali?”,

è un po’ come se il Selezionatore mettesse sotto la lente d’ingrandimento cosa vuoi fare da grande, cosa vuoi fare del tuo futuro. E, pur nella sua “semplicità”, non c’è domanda più tendenziosa. Essa apre una quantità di scenari e alimenta una quantità di pensieri – toccando ancora una volta durante il colloquio le leve motivazionali e personali -, che il Candidato può faticare a mantenere a fuoco il discorso.

obiettivo di carriera

Vediamo però se possiamo prepararci in anticipo a quel momento: focalizza gli obiettivi di carriera.

Se il Recruiter ti chiede di descrivere il tuo percorso professionale e di carriera futuro attraverso domande motivazionali mirate, tieni a mente che lo fa con almeno 3 diverse finalità.

obiettivo di carriera

Obiettivo 1

# Vuole capire chi ha di fronte, dal punto di vista della personalità: le tue risposte gli daranno il termometro del tuo modo di vivere questo argomento; e ragionevolmente il tuo modo di essere.

Esprimerai timidezza o audacia? Sicurezza o incertezza? Cautela o azzardo? Tentennerai, nell’accomodare una specie d’idea che “cerca” di stare in piedi? Oppure risponderai di slancio e con grande professionalità, esprimendo un tuo piano d’azione ben definito?

La ponderatezza, la ragionevolezza e l’enfasi che il Recruiter ne trarrà, è fondamentale per lui per valutare se tu sei il Candidato giusto, se sei “adatto” o “stonato” rispetto al contesto di lavoro e all’ambiente aziendale in cui ti inseriresti.

In effetti, quando una persona viene fatta immergere nei suoi progetti personali per il futuro, ne resta inevitabilmente molto coinvolta. Le domande in genere sono aperte e lasciano spazio a una presentazione molto personalizzata. Lavoro e vita si intersecano fortemente tra loro e con le risorse di cui lei dispone, e coi suoi desideri. Ne consegue che stile e argomenti toccati, in questo tipo di risposte, dipingono il Candidato in maniera piuttosto vera. Cosa intendo? Beh, esce davvero il tuo modo di essere. Distratto o focalizzato? Lineare o multipotenziale? Timido o intrepido? Tracotante o modesto?

E allo stesso modo, come ogni persona ha la sua personalità, così ogni lavoro ha la sua personalità ideale. Puoi chiaramente comprendere come alcuni ruoli richiedano di essere persona quadrata, determinata e combattiva, o non si avrebbe un buon risultato sul lavoro. Al contrario ardire o remissività, se molto spiccati, possono risultare del tutto inadeguati in talaltri ruoli/contesti di lavoro°°°.

°°° In alcuni ruoli/mansioni, determinate caratteristiche (o carenze) della personalità fanno la differenza tra chi lavora bene e chi no. Tant’è che esistono percorsi di selezione in cui la traccia analitica di un preciso profilo della personalità del potenziale collaboratore, è condizione necessaria. In tali situazioni il Selezionatore non si limiterà solo a fare delle domande motivazionali, bensì sottoporrà i Candidati a un vero e proprio test di personalità. Ciò implica l’uso di opportuni strumenti (i test di personalità, appunto), importati dalla psicologia, che applicati alla selezione descrivono scientificamente gli aspetti più reconditi, ed evidenziano i più adatti alla mansione ricercata. In un prossimo post approfondiamo volentieri i test di personalità.


Il compito del Recruiter

Il Recruiter ha il compito di far emergere se hai le giuste dosi (hai letto bene: “dosi”, si tratta di un’alchimia…) di carattere e di personalità per QUELLA DATA situazione. E le domande motivazionali sul futuro possono essere un valido strumento. Diversamente, c’è il rischio d’inciampare nella selezione sbagliata: scegliere la persona sbagliata e inserirla nel posto sbagliato. Entrambi sapete che la tua collaborazione non durerebbe, e che nel breve cominceresti a guardarti intorno. Il risultato sarebbe un danno per te e per il lavoro che andresti a svolgere.

Ti faccio un esempio.

Pensa a quando entri in un negozio e t’imbatti in un commesso molto timido, o molto scorbutico; di certo penserai che, se non gli è accaduto qualcosa di grave, beh forse sta facendo il lavoro sbagliato 😱.

Ebbene, indagare la personalità di un Candidato è proprio questo. È portare la persona ad aprirsi ed essere se stessa, così da predire le sue attitudini comportamentali, e dunque le sue soft skills rispondenti al lavoro che dovrà andare a fare.

obiettivo di carriera

Obiettivo 2

# # Il Selezionatore vuole capire se hai consapevolezza di te.

Hai le idee chiare su ciò che vorrai fare nel tuo futuro?

Saprai dimostrarlo se illustri con ragionevole certezza il cammino che intenderai percorrere.

Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine? Insomma, chi vuoi diventare? E come stai lavorando per raggiungerli? Sai quali strumenti e quali risorse ti servono per centrarli? E come farai a colmare le eventuali lacune?

Se NON fai chiarezza (prima di tutto con te stesso) su questi aspetti, e se di fronte a questo tipo di domande NON sei in grado di argomentare delle risposte ragionate, per il Selezionatore… passavi di là per caso!


Obiettivo 3

# # # Il Selezionatore vuole infine capire se quello che tu ti aspetti dal tuo futuro è in linea con la sua esigenza aziendale.  

Per questo la tua capacità di “mettere a fuoco”, fare un’analisi di opportunità, di essere proattivo, coerente e realista, saranno misura della tua motivazione.

obiettivo di carriera

Cosa fare?

Adesso che sai dove il Recruiter vuole arrivare, puoi preparare le tue armi. Predisponi delle risposte che tengano ben conto che:

  • sei lì, a QUEL colloquio motivazionale, per guadagnarti UN LAVORO BEN PRECISO: quello per il quale ti sei candidato. NON sei lì per curiosità; non sei lì “per sentire cos’hanno da dire”, né per riempire del tempo. Tieni sempre a mente di cosa si tratta, quando formuli le tue risposte motivazionali. Entrambi (tu e il Recruiter) avete l’intento di finalizzare qualcosa: e se il tuo percorso professionale immaginato perde coerenza con la job description oggetto del colloquio, difficilmente sarai scelto.°°°
  • I tuoi obiettivi di crescita professionale e di carriera sono ben collegati al nuovo incarico, e hai l’opportunità di realizzarli proprio nella nuova azienda. Fai degli esempi: ipotizza al Selezionatore il tipo di percorso che potrai fare, ricalcando proprio il ruolo da ricoprire e i valori che ti accomunano all’azienda. Esprimi con chiarezza – e con onestà – che vuoi davvero realizzarti e raggiungere le tue mete presso di loro.
  • Ciò che ti rende adatto a QUEL LAVORO è il desiderio di mettere a frutto le conoscenze e competenze correlate a quell’incarico e che tu possiedi. Anche in questo caso, usa degli esempi. Ma allo stesso tempo hai anche grande slancio verso temi e abilità nuove, che se richieste dal nuovo lavoro saprai alimentare con curiosità e impegno.

Il tutto sempre senza usare arroganza. L’atteggiamento fiducioso e laborioso, quando si parla del proprio futuro è il più efficace.

°°° A volte può accadere che il tuo colloquio motivazionale sia anche di tipo conoscitivo (non finalizzato a un incarico specifico), e che l’obiettivo del Recruiter sia di profilare le tue aspettative per dirottarle verso le giuste opportunità in un momento successivo. In tal caso non devi preoccuparti della rispondenza con una job description quanto, piuttosto, col lavoro che vorrai fare. Idee chiare e fiducia sono la chiave per restare impressi in un Selezionatore il cui obiettivo, solo in questo caso, è “classificare” il tuo potenziale. Queste situazioni, ad ogni modo, sono casi infrequenti, sono legate prevalentemente al mondo delle società di consulenza in selezione, e comunque ne sei informato sin dall’inizio.

obiettivo di carriera

Attenzione Pericolo!

Al contrario, parlando di piani di carriera, ci sono alcuni tasti che “potrebbero” risultare compromettenti e che non è il caso di usare come “motivazionali”. In linea di massima pensa a tutto ciò che intraprenderai e che può trasmettere un tuo scarso impegno, o dei vincoli.

Per esempio potrebbe risultare scomodo riferire che hai in progetto di
di metter su famiglia o di intraprendere nuovi studi (“il mio obiettivo nel breve è riscrivermi all’Università, perché voglio proseguire gli studi; oppure “farò quel corso che mi impegna X giorni”). Ed è decisamente scomodo se segnali che hai intenzione di fare dei viaggi impegnativi (“ho in progetto di fare un’esperienza all’estero o un viaggio-studio di …. mesi). Se poi questi argomenti dominano i tuoi obiettivi, capisci bene che così tanto interesse per QUEL lavoro, in QUEL momento, non lo stai trasmettendo… E potresti davvero compromettere il buon esito della selezione.

In verità uso il condizionale (potrebbero), perché non tutti gli interlocutori e i momenti sono uguali.

È un dato di fatto che le relazioni lavoro-studio e lavoro-famiglia, così importanti per lo sviluppo della persona, si mantengano in un equilibrio spesso precario. E, d’altro canto, se lo studio portasse davvero via tempo al tuo impegno lavorativo (obbligo di frequenza e assenze; calo delle performance lavorative a causa dei carichi studio-lavoro)? Non parliamo poi dell’impegno familiare, che è visto troppo spesso come un intralcio al lavoro (causa di assenze, indisponibilità, problemi, inaffidabilità, …).

Detto ciò, potresti incontrare quell’azienda che osteggia progetti di questo tipo; ma potresti anche essere fortunato e incontrare invece quella che li giudica positivamente, come un momento di crescita personale o un completamento delle tue competenze.

È difficile dire come la pensi chi hai di fronte in quel momento. Perciò, meglio non rischiare. Alle domande sui tuoi progetti per il futuro:

  • evita risposte confuse o che non hanno relazioni col ruolo/azienda che è oggetto della selezione (ORA);
  • evita di esporre progetti che in QUEL contesto non sarebbero ragionevolmente realizzabili (in FUTURO);
  • e bandisci qualsiasi tema che possa distrarre dalla tua disponibilità e fedeltà al nuovo lavoro.

Ma… L’eccezione che conferma la regola 😎

Qualora ritieni che conseguire QUEL titolo/attestato può costituire un valore aggiunto a QUEL impiego, in quel caso sì, usa la tua intenzione come elemento motivazionale di carriera: “ho in progetto di iscrivermi a quel corso, perché completerà la mia formazione su ….[argomento d’interesse al nuovo lavoro]; e posso dire con certezza che acquisirò delle conoscenze utili a svolgere le mansioni richieste”.
Con le giuste parole ne uscirai tenace (perché investi su te stesso, e finisci un qualcosa di iniziato) e ponderato (conseguendo quel titolo darai valore anche al nuovo lavoro e alla nuova azienda)!

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Un piccolo esercizio di stile

Se il Recruiter, richiamando le tue aspettative/aspirazioni per ciò che farai, usasse verbi al Condizionale, non tradirti nel rispondere!
Per essere preso più sul serio, ti consiglio di volgere tutto all’Indicativo. Come se fosse cosa fatta.
Usa il Futuro, oppure locuzioni come “ho previsto di fare…”, “ho intenzione di…”, “è nei miei progetti di…”. L’importante è che, seppur nell’ipotesi, tu non trasmetta dubbio o semplice desiderio. Il “mi piacerebbe”, in questo caso non paga.


E dunque… Quali sono i tuoi obiettivi di carriera?

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Al prossimo colloquio… ops! post, per un’altra domanda scomoda o strana. Stay tuned!


Seguimi al prossimo post per altre domande scomode o strane durante il colloquio di lavoro! 😉

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Quali sono i tuoi obiettivi di carriera? - Domande scomode al colloquio
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Quali sono i tuoi obiettivi di carriera? Altra domande motivazionale, altra situazione scomoda al colloquio. Scopo: allineare obiettivi e opportunità. Tu cosa ne pensi?
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5 risposte a “Quali sono i tuoi obiettivi di carriera? – Domande scomode al colloquio”

  1. Decisamente interessante! Ma perché questi temi non vengono trattati già nelle università… è importante per le persone capire quale carriera intraprendere sulla base di quelli che sono gli sbocchi di quella professione. Voglio dire che se uno vuole fare l’amministratore delegato (per dire) deve capire quali passi deve affrontare nella sua carriera. Sarebbe utile secondo me.

    1. Buongiorno Giampaolo, grazie per lo spunto di riflessione, che va addirittura oltre l’argomento del post. Di fatto lei apre a un tema davvero importante qual è quello dell’orientamento al lavoro. Su di esso tanto e tanto meglio si può ancora fare per dare a chi si immette nel mercato, gli strumenti di conoscenza e valutazione necessari a fare scelte adeguate. Oggi ciò su cui possiamo contare è, se non altro, la maggior attenzione delle persone: cerchiamo le informazioni che ci servono e chiediamo. In bocca al lupo

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