Parlami di te… – Domande scomode al colloquio

Parlami di te… – Domande scomode al colloquio

Il colloquio su tema libero?

Parlami di te! – altra domanda critica durante un colloquio di lavoro. Non credi? È un po’ come il tema a piacere a scuola. In testa ti frullano mille idee e vorresti dirle tutte, per far uscire tutta la tua vita, per far sapere quante ne sai, quante ne hai fatte, …

Ma ATTENZIONE! Il rischio di andare fuori tema è altissimo.


§ Agli esami di coscienza si può portare un argomento a piacere?

mesmeri, Twitter

Vai in fondo all’articolo. Una video-chicca per sorridere! ***

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Parlami di te: come rispondere efficacemente in un colloquio di lavoro?

In genere questa domanda viene posta all’inizio dell’incontro, per rompere il ghiaccio e instaurare un clima sereno e gradevole. Lo stesso selezionatore potrebbe portela in maniera più completa con riferimenti diretti al tuo percorso professionale, tipo “Mi parli di lei, ci racconti un po’ del suo Curriculum” (e magari il tuo Cv ce l’ha tra le mani proprio in quel momento). Oppure no. Un semplice e diretto: “Parlami di te”!

In ogni caso la risposta più efficace alla domanda a tema libero, è quella che mantiene l’equilibrio tra un buon excursus sulla tua carriera e rinvii rilevanti sulla tua persona.

Ma:
  • senza restare imbrigliato in questioni troppo personali, o nella “storia della tua vita” (non è che devi raccontare la tua biografia, o le tue disavventure slegate dal lavoro …);
  • scegliendo di condividere informazioni tecniche-personali-motivazionali che sono attinenti all’argomento del colloquio. Considera che il colloquio l’hai appena iniziato, ci sarà molto altro da dire e domande più specifiche seguiranno, perciò rimani nel 2-3 minuti di monologo, non troppo di più!

Come dici? Ma se il tema è libero!? Ebbene, non lo è del tutto…

Non è un colloquio di terapia 😁, né una confessione 😑 o una tavola rotonda di filosofia 😎; quindi il selezionatore non vuole conoscere il tuo punto di vista sul senso della vita. D’altro canto, però, nemmeno un elenco asettico di date, o una mera lettura del tuo Curriculum risulteranno soddisfacenti ed efficaci.

“Parlami di te” è quella domanda apparentemente “leggera” che mixa informazioni sia tecniche sia soft sia “motivazionali” sul tuo conto. Il fatto di darti carta bianca e di far aprire a te il confronto (tieni conto che in quel momento il tuo selezionatore sta iniziando a conoscerti), è in se stesso una prova. È un metodo per far emergere alcune tue abilità (come la comunicazione, la sintesi, lo storytelling, la capacità di focus e di analisi, …) e la tua personalità.

Da cosa inizierai a raccontare? Con quale criterio presenterai le tue esperienze? Su quali eventi o comportamenti metterai più enfasi? Ti limiterai ai fatti, o inserirai anche delle considerazioni personali? E in tutto questo, dalle tue parole quanto si percepirà che sei convinto di avere le giuste caratteristiche per quel posto di lavoro? … e che per te è importantissimo essere lì, in quel momento?


Dunque la domanda non va sottovalutata né improvvisata.

Oppure nella foga di “dire tanto”, rischierai un’eccessiva leziosità. O al contrario di dimenticare o sviare da eventi e pareri rilevanti per la Selezione.

Quali esperienze professionali e/o formative tra quelle che hai svolto, sono più calzanti rispetto al ruolo per il quale sei in selezione? Inizia da quelle.

E quali risultati hai ottenuto mentre le facevi? Quali competenze hai appreso-sviluppato-rafforzato? Quali obiettivi professionali ti prefiggevi tra un passo e l’altro, tra una scelta e l’altra (ad esempio tra un percorso formativo e il successivo, oppure nell’atto di “cambiare” professione)? E quali obiettivi hai maturato nell’oggi?

Arrivati a questo punto sei evidentemente nel pieno di un confronto “motivazionale”. Nel racconto non devi perdere la bussola. Non puoi perdere di vista il motivo per il quale sei lì, e per il quale il selezionatore spera di avere di fronte il Candidato Ideale, e la soluzione alla sua necessità organizzativa.


Insomma, al “Parlami di te” devi essere ben preparato!


Cosa fare:

a. Inizia dalle informazioni d’esperienza più oggettive.

Che avrai selezionato in anticipo. E arricchisci ogni passaggio di considerazioni personali, che mettano in evidenza tutti i tuoi valori e aspetti caratteriali positivi.

b. Privilegia sempre le informazioni che sono in linea con il lavoro per il quale ti stai candidando.
c. Riduci quanto più possibile gli “elenchi”

Di lavori&lavoretti, di esami sostenuti, … e punta piuttosto l’attenzione su come le competenze tecniche e le abilità che hai acquisito, possono aiutarti a svolgere proprio quel lavoro con successo.

d. Seleziona eventi/esperienze (anche extra-lavorative o extra-scolastiche) che ti hanno aiutato a sviluppare/potenziare le skills soft oggi più ricercate.

Abbiamo appurato che trasversalmente al mondo delle imprese – e in maniera prediletta in alcune aziende/mansioni -, le soft skills sono argomento particolarmente sentito. E alcune soft skills sono più ricercate di altre.

È il caso anche del tuo Interlocutore? Ti sei documentato sul profilo di selezione e sull’azienda prima del colloquio, giusto?

Ebbene, nel “Parlami di te” userai come esempio quell’esperienza in cui hai dovuto usare leadership; racconterai di quella in cui hai risolto con creatività quel grosso problema che…; e di quella volta che dovevi organizzare quella cosa, e ti sei gestito in scadenze e obiettivi; o ancora di quel progetto importate su cui hai lavorato coi tuoi amici/colleghi/compagni; e – perché no? – di quell’hobby che richiede grande precisione; o di quello sport in cui devi mettere tanta grinta e costanza Situazioni concrete, insomma, che funzionano più di mille teorie.

e. Dunque, metti bene in evidenza le tue competenze forti.

Quelle attinenti col profilo; e non limitarti solo a elencarle, ma rimanda appunto agli eventi che ti hanno aiutato a rafforzarle. Sarai più credibile.

f. Racconta degli obiettivi (raggiungibili e ragionevoli!) che ti eri dato quella volta che…
g. Metti in evidenza le tue sane ambizioni e la tua lungimiranza, ed anche l’adesione agli obiettivi aziendali: sarai percepito come affidabile.

Cosa NON fare:

1. NON improvvisare. Né esitare o divagare (rispetto alle informazioni attinenti alla selezione).

E attento a NON dare l’impressione di NON avere obiettivi o idee chiare per il tuo futuro professionale. Né che i tuoi obiettivi siano DISTANTI dal ruolo o dall’azienda che stai incontrando. La domanda “Cosa c’è venuto a fare questo qui?” sorgerebbe spontanea; non credi?

Certo, mantieni uno stile di risposta più naturale e spontaneo possibile.

Il fatto che tu ti sia esercitato a casa non significa che reciterai a cantilena. Sarai concentrato ma flessibile sul “tema libero”: ad esempio durante la tua esposizione, devi saperti riadattare a eventuali interazioni del recruiter (una richiesta di chiarimento?) che modificano il filo del tuo discorso.

2. NON insistere su questioni strettamente personali (o obiettivi di vita, o difficili vicissitudini private, soprattutto se riguardano denaro o relazioni negative con precedenti datori di lavoro).

Nel “Parlami di te” – più che in altri momenti del colloquio –, devi venire fuori tu, questo è certo. Ed è vero anche che sempre più spesso le aziende vogliono ben sapere chi si mettono in casa. Ma tutto quello che comunicherai in questa delicata fase conoscitiva, deve riguardare la tua professionalità, o distrarrai dal tuo “essere la persona giusta per quel lavoro”. Dato che la selezione è solo agli inizi e che la concorrenza è ancora molta, questo è il momento di essere “opportuni e distintivi”, cioè calibrati, focalizzati e misurati (evitando anche di essere troppo informali o schierati). Che poi qualche asso nella manica, da usare in un momento successivo, devi pure tenerlo!

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3. Nel racconto, evita di soffermarti su esperienze troppo in là nel tempo.

PER TUTTI: le esperienze più recenti sono quelle che definiscono il profilo prevalente di un Lavoratore. Quelle in cui le competenze – di ogni ordine e grado – sono più fresche e aggiornate, e quindi immediatamente spendibili e più facilmente adattabili al nuovo impiego. Infine, sono quelle che interessano di più perché definiscono il tuo modo d’essere e di contribuire, OGGI: è più probabile che tu ORA agirai come hai fatto IERI, NON come ti sei comportato 10 ANNI FA. E i collaboratori/datori di lavoro generalmente guardano a questo: al tuo grado ATTUALE di esperienza, maturità, personalità, ….

4. Se hai già importanti esperienze lavorative, NON investire troppo tempo a raccontare il periodo dei tuoi studi. USALI PIUTTOSTO COME una veloce introduzione ai lavori fatti.

Altro è se sei un profilo junior e alle prime armi. Allora il percorso accademico, la tesi, il laboratorio o l’esame più significativo, il progetto universitario, l’Erasmus, il corso di specializzazione … diventano la base su cui argomentare.
O se il selezionatore ti richiede di approfondire; il che può succedere, se quel particolare studio/corso che hai fatto ha a che fare col profilo di selezione. Se succede, lo asseconderai (quindi preparati anche a questa eventualità).


5. NON impelagarti in situazioni critiche o obiettivi falliti.

Nel “Parlami di te” riferisci solo ESEMPI POSITIVI e OBIETTIVI RAGGIUNTI.
Il recruiter farà sempre in tempo a metterti all’angolo con domande dirette, sempre che le faccia… Perciò, pur preparandoti alle domande più scomode, non tirarti la zappa sui piedi!

6. NON raggirare il discorso su competenze che NON hai.

Per riuscire nell’intento di convincere il selezionatore devi certamente distinguerti dagli altri Candidati; e scegliere le informazioni e una comunicazione che le “arricchisca” è utile. Ma… NON mentire su ciò che sai/non sai, o ne rimarrai vittima.


*** Ridiamoci su… 😂😂😂

Ce n’è ancora di dire. Seguimi al prossimo post per un’altra domanda scomoda o strana!


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Parlami di te... - Domande scomode al colloquio
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Parlami di te e del tuo Cv. Altra domanda motivazionale, altra situazione scomoda nella sua semplicità. Scopo: raccontarsi nei tratti distintivi utili al lavoro
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