“Perché vuoi questo lavoro?” e “Perché vuoi cambiare lavoro?” – Domande scomode al colloquio

“Perché vuoi questo lavoro?” e “Perché vuoi cambiare lavoro?” – Domande scomode al colloquio

Lavoro e cambiamento

Colloquio motivazionale, il “gioco” si fa sempre più difficile!

§ Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato allo specchio ogni mattina e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare ciò che sto per fare oggi?” E ogni volta che la risposta è stata “No” per troppi giorni di fila, ho capito che bisognava cambiare qualcosa.

Steve Jobs

 

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I “perché” di un cambio-lavoro

Sei nel pieno del tuo colloquio e arriva il momento in cui il recruiter ti chiede specificatamente di approfondire i “perché” legati alla mansione/ruolo per il quale ti sei candidato. E, soprattutto se stai lavorando, un grande punto interrogativo a cui egli ti chiederà di dare una spiegazione è proprio il perché stai valutando un cambiamento 😱.

Le domande che riguardano il lavoro e il cambiamento sono molto frequenti e allo stesso tempo strategiche, perché toccano nel profondo la tua sfera motivazionale. In effetti “perché vuoi questo lavoro?” e “perché vuoi cambiare lavoro?” hanno un forte impatto psicologico sulla selezione.
Di fatto, con queste parole, il selezionatore ti sta chiedendo: “Perché sei qui oggi? Davvero? – Persuadimi!” 😎.

Già. Convincere il selezionatore che NON sei uno dei tanti, di fronte a questo tipo di domande, è difficile perché potresti cadere nella risposta generica, retorica e scontata, da frase fatta e già detta, insomma.

 


Qualche esempio, per rendere l’idea?

“Cerco una nuova sfida”, oppure “Mi sembra una buona opportunità” sono risposte che i candidati usano spesso, ritenendole d’effetto.
L’argomento è valido, ma così posto – generico, buttato là – trovi che sia davvero convinto e convincente?

L’idea ci può anche stare, ma purtroppo lo svolgimento non è all’altezza.
Ti limiti a usare frasi fatte, standardizzate, vuote e superficiali. Almeno fintanto che non entrerai davvero nel merito di quello che per te significa “affrontare una nuova sfida”, o una “buona opportunità”.

Che cosa manca? La concretezza.
E, chiaramente, non si capisce affatto che sei “al servizio di quell’impresa” (e della sua esigenza, ricordi?).

Ciò che si percepisce è solo una persona concentrata unicamente su se stessa, e alla ricerca di parole d’effetto alla Wolf of Wall Street.

Così facendo, però, comprendi bene che non ne risulterà valorizzato ciò che il selezionatore si aspetta di ricevere davvero da te, in quel momento: la tua convinzione, la tua distintività e la tua passione; altre sì detta il tuo “essere appassionato di ciò che andrai a fare”!

 


Come dare, dunque, un contributo determinante al buon esito del tuo colloquio alle scomode domande “Perché vuoi questo lavoro?” e “Perché vuoi cambiare lavoro?”?

Esprimendo le tue intenzioni di “risolvere il problema dell’Azienda attraverso uno scenario “personale” : ragionato (a monte), dettagliato (che va fin dentro il vero significato delle parole), appassionato (parola d’ordine entusiasmo) e tutto tuo (calato nella tua vita personale e professionale, nei tuoi valori e nel tuo modo di vivere quel lavoro …).

Difficilmente un altro candidato potrà dire le stesse cose. E potrai distinguerti soprattutto:

  • nel caso ti manchi qualche skill (Ricordi COME RICONOSCERE le tue COMPETENZE? Rileggilo QUI!) per quel ruolo, ma tu sei certo di potercela fare: devi far arrivare questa tua certezza, nonostante la lacuna (sulla quale starai correndo ai ripari, giusto?)!
  • se la concorrenza è tanta (e il recruiter di fronte a sé ha tanti “perché” da vagliare);
  • nel caso tu stia già lavorando, eppure ritieni che sia davvero venuto il momento per te di cambiare (e questa la trovi un’ottima occasione per farlo).

 


Detto ciò, per riuscire nel tuo intento con successo, cosa puoi fare?

Scomponi l’argomento “voglio quel lavoro”, e il tema del cambiamento.

Chiediti, innanzitutto: conosci e/o hai ben compreso il lavoro che andrai a fare?

Cerca ogni informazione che provenga dall’annuncio, dalla tua esperienza personale nel ruolo, o riportata (conosci qualcuno che lo fa e magari proprio in un’Azienda simile), da mansionari online (sul web puoi reperire molte informazioni di base).


§ Sapere ciò che andrai a fare, vizi e virtù di quel lavoro, e fartene un personale parere, sarà alla base della tua risposta personalizzata.



E dopo chiediti anche:
  • Perché sei interessato proprio a quella posizione? In cosa ti colpisce e ti entusiasma di più?
  • Come cambierà la tua quotidianità, se inizierai questo nuovo lavoro? Cosa ti aspetti dal nuovo compito?
  • E per te cosa significa cambiare lavoro? Perché proprio in questo momento? Perché proponi la tua candidatura se stai già lavorando?
  • Vieni da quello stesso ruolo, in un’altra Impresa. In che modo la tua esperienza e le tue capacità, possono essere utili al nuovo contesto aziendale? Quale valore aggiunto puoi portare?
  • Perché, al contrario, ti proponi se NON hai esperienze di questo ruolo/settore? Per quale motivo ritieni di poterlo comunque ricoprire con successo?

Tenendo tutto ciò a mente, ricomponi la tua risposta più accattivante, quella che potrà impressionare davvero il recruiter, perché non sarà “la solita già sentita”.
Sarà invece il tuo modo del tutto personale di rassicurare chi ti sta conoscendo – e valutando – sul fatto che, oltre alle giuste abilità, hai anche la giusta consapevolezza e il giusto entusiasmo proprio per quel lavoro.

Oltre che proprio per quell’Azienda.
Ricordi l’altra domanda motivazionale scomoda: il “perché vorresti lavorare per noi?”?


Analizza! Perché vuoi questo lavoro? E perché vuoi cambiare lavoro?

  • Se NON stai lavorando, devi essere in grado di evidenziare la tua flessibilità e il fatto che sarà per te semplicissimo riorganizzare la tua vita in base ai nuovi equilibri imposti dal lavoro. Addurre vincoli familiari, logistici o di altra natura – anche se ragionevoli – non possono che impattare NEGATIVAMENTE sulla scelta. 
  • Se LAVORI in un’altra Azienda (magari concorrente?) devi essere in grado di argomentare il tuo obiettivo di cambiare, senza trasmettere inaffidabilità o volubilità. Vieni dal settore. Quindi hai sicuramente delle esperienze compatibili e delle conoscenze utili al business, oltre che una conoscenza di come funziona il mercato di riferimento. Fai degli esempi entusiasmanti di come hai svolto qualcuno dei tasks che il ruolo richiede. Anche degli esempi critici (ai quali hai contribuito a trovare una soluzione). Fai emergere un ragionamento logico – magari sottolineando l’attrazione che hai per la nuova Azienda (su cui hai studiato, vero??) – evitando di scadere nella polemica col datore di lavoro attuale***.

 perché vuoi questo lavoro*** Un buon argomento motivazionale può essere la crescita personale e professionale che il nuovo impiego potrà aiutarti a perseguire.
In effetti un’azienda ha tutto l’interesse di selezionare un collaboratore che possa portare un contributo al ruolo tanto nell’immediato quanto nel medio-lungo termine. Cerca di descrivere in che modo vuoi MIGLIORARE le tue competenze (e quali) e come ricoprire proprio quel ruolo (e proprio adesso e proprio in quell’azienda!) può aiutarti in questo tuo percorso di crescita. L’attenzione del recruiter, in questo modo, è garantita! E anzi sei riuscito a spostarla dal fatto che stai già lavorando; e a trasmette al tuo ascoltatore una sana ambizione che fa di te un valido e affidabile contributor dell’impresa.

  • Se invece VUOI CAMBIARE TOTALMENTE ruolo/mansione/settore (un CAMBIO VITA, insomma; a volte succede no?) devi poter argomentare il taglio netto col passato in maniera intelligente. Soprattutto se NON hai un’esperienza specifica su quel nuovo compito. La chiave di volta sono, neanche a dirlo, i punti di forza (soprattutto il tuo lato SOFT, rileggilo QUI) che porti con te indipendentemente dal lavoro che farai. Sosterrai validamente il tema del cambiamento se saprai argomentare:
  1. il miglioramento: hai già fatto un percorso di apprendimento, sei recettivo e proattivo verso gli stimoli, e adesso? Hai onestamente fame di cose nuove!;
  2. la realizzazione e l’appagamento: il lavoro è una missione attraverso la quale realizzare un tuo sogno e, perché no?, la felicità;  
  3. e il salto di qualità, ovvero l’ambizione di migliorare la tua posizione professionale.

Se saprai enunciare il tutto in modo convincente, il selezionatore percepirà che puoi essere un buon collaboratore, nonostante quell’impiego per te sia una novità.

 


Qualsiasi sia il tuo caso, lo scenario che si apre è delicato e richiede equilibrio e saggezza.

La tua motivazione, agli occhi di chi fa selezione, non dev’essere dettata da un impulso.

Non trasmettere che la tua è “solo un’idea” e che ti stai guardando intorno senza troppa convinzione  risulteresti troppo superficiale e non passeresti per affidabile!

Men che meno dirai che vuoi lasciare il tuo posto per via di una tensione o un litigio tra colleghi la motivazione è troppo labile e denota scarsa propensione al confronto. Anche se nel litigio avessi ragione tu, ciò che trasmetteresti sarebbe in primis la tua vena polemica, e secondariamente una debolezza nella gestione di relazioni professionali mature. Capisci bene che non è saggio usarlo come argomento motivazionale.

O ancora, non addurre come ragione del tuo cambiamento il tema del salario conosciamo bene i soprusi che si nascondono dietro alcune diatribe sulla retribuzione, ma fatti furbo e non usarlo come tua giustificazione, e non nei termini del “guadagno poco/voglio guadagnare di più”. Soprattutto se sei nella fase iniziale della selezione, una risposta del genere è fuori luogo e difficilmente saresti invitato a un colloquio successivo. Se il tema per te è comunque importante, ammorbidisci il concetto attraverso l’ambizione di una crescita professionale e di responsabilità.

 


Concludendo

Perché vuoi questo lavoro? E perché vuoi cambiare lavoro? … dunque?

Gli argomenti che userai per spiegare il tuo obiettivo di cambiare lavoro, saranno il frutto di equilibrio, strategia&comunicazione, e di una maturazione ragionata.

Ti proponi per quel nuovo incarico perché:

ω hai preso coscienza, in modo del tutto personale e consapevole, che “quel ruolo/settore/azienda in cui lavori/hai lavorato non ti consente di esprimerti al massimo delle tue potenzialità”.

Oppure “è pregiudicato da congiunture esterne negative” (azienda/settore/mercato di riferimento in difficoltà… il che, nel caso, è oggettivamente riscontrabile).

ϖ Oppure “ritieni sia giunto il momento di evolvere, crescere, attraverso un percorso di apprendimento, approfondimento e specializzazione che l’attuale azienda non può darti”.

O ancora: “è oramai una necessità, per te, inseguire nuove competenze e migliorarti con un’esperienza complementare e con nuovi stimoli”.


Al prossimo post per un’altra domanda scomoda o strana. Stay tuned!


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Articolo aggiornato il 12/07/2019 alle 15:30.

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“Perché vuoi questo lavoro?” e “Perché vuoi cambiare lavoro?” - Domande scomode al colloquio
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Perché vuoi questo lavoro? e Perché vuoi cambiare lavoro? Altre domande motivazionali, altra situazione scomoda al colloquio. Obiettivo: evitare la superficialità. Ti è mai capitato?
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