L’anno che verrà, il lavoro che verrà…

L’anno che verrà, il lavoro che verrà…

Anno nuovo, vita nuova. Te lo sarai detto almeno una volta.

Spesso a cavallo di un anno che se ne va e di un altro che comincia, si tirano somme e si ipotizzano nuovi progetti. E tra questi non è infrequente che si stia pensando anche a un nuovo impiego.

È indiscutibile che gli ultimi anni si siano distinti per una contrazione, anzi una modificazione del mercato del lavoro. Aziende in affanno nel pianificare i loro flussi produttivi, sempre più esposti al breve termine, hanno di fatto imposto ai propri collaboratori formule di lavoro sempre più flessibili, pur richiedendo una maggior preparazione e professionalità. Il famoso collo di bottiglia in entrata può sembrare che avere un lavoro sia un lusso, oggi. Figuriamoci a cambiarlo.


Eppure i casi di “cambio mestiere” volontari sono in aumento.

Nonostante la complessità e l’incertezza di scenario, sia le imprese che i lavoratori cercano sempre più ambienti di lavoro “positivi”, consapevoli e caratterizzati dalla ricerca di una reciproca soddisfazione.
Non è un caso che per ciascuno di noi oggi lavorare non rappresenta solo una necessità, ma un vero e proprio progetto esistenziale, scelto consciamente e rispettoso dei nostri interessi e valori.

E l’attenzione di noi tutti, ora, è proprio in questo: scoprire i nostri talenti e desideri; e scegliere; e “inventare” quel ruolo professionale per noi più azzeccato.


Da dove iniziare?

Intercettare il proprio talento e l’inclinazione professionale non è mai semplice. Anzi, se la sensibilità del “lavorare bene, lavorare con piacere” è in crescita, è sempre meno scontato che quel talento e quell’attitudine siano scritti semplicemente tra i ruoli professionali che uno ha ricoperto in passato.

Non fraintendiamoci. Ben venga la specializzazione delle competenze e l’esperienza, che è un valore aggiunto indiscutibile, e una garanzia di qualità.

Ma se dal saper far bene professionale si vuol soddisfare anche un appagamento personale, diventa inevitabile lavorare parallelamente sulla motivazione e sui desideri professionali. Devi conoscerti. E colmare le lacune che risolvono i tuoi bivi professionali, perché non ti trovi più nelle condizioni di dire: “di lavoro, non so proprio cosa fare”.

Chiaramente le informazioni che reperirai all’esterno (opinioni, consigli, informazioni sul mercato di riferimento), ti saranno di aiuto per delineare uno scenario.
Ma il punto importante resti sempre e comunque tu.
La tua personalità – anche coi tuoi spigoli –, e la tua storia personale oltre che professionale (fatta di vittorie e sconfitte), ti descrivono nella tua unicità.


Metti tutto sul tavolo. Anzi no, sui piatti di una bilancia.

E proiettati in obiettivi futuri che ti fanno stare bene e che siano realizzabili.

Coltiva la tua professionalità, genera relazioni e opportunità di scambio, sii una persona sincera, ed avrai il tuo progetto professionale.


Ma quali sono le domande giuste da porsi, alla ricerca del nuovo lavoro?

  • Cosa so? Cosa so fare? Cosa mi piace fare e cosa mi riesce bene?
  • Ho una visione chiara sul mio traguardo professionale?
  • Il mio profilo professionale è spendibile rispetto a quello che vorrò fare? Oppure devo integrarlo, o aggiornarlo?
  • E rispetto alle nuove tecnologie, ai nuovi lavori nati e alle tendenze del mercato, sono informato?
  • Qual è la mia priorità di vita? E quella professionale?
  • Ho un’idea, una buona idea? E come posso costruirci intorno un progetto realizzabile?
  • Usiamo intraprendenza, innoviamo e rinnoviamoci: di quali risorse (competenze&capacità, strategie, strumenti e relazioni) ho bisogno per realizzare quel progetto?
  • Come posso trasformare questa mia passione in un lavoro?
  • Dato che passerò dalle 80.000 alle 100.000 ore della mia vita al lavoro, mi sto davvero assicurando che quel tempo sia ben speso e migliori davvero la qualità della mia vita?
  • Come posso promuovere il mio brand personale, per far sì che il lavoro che farò sia reale espressione di me?
  • E infine, il risultato che ne traggo – idee, strategie, il piano professionale che perseguirò – sono realmente il frutto di una mia analisi, o mi sento condizionato dall’esterno (magari lo faccio perché scoraggiato o per compiacere qualcuno intorno a me)?    

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8 Gennaio 2020

E cosa inseguono oggi le persone, al lavoro?

🔰 Formazione e Sviluppo personale

In azienda, è indiscutibile che il lavoratore “formato” è un lavoratore più bravo, e dunque più performante. Ma coltivando le sue competenze e capacità il beneficio maggiore lo si ottiene a livello di fedeltà!

Le persone, quando sono al lavoro, sempre più chiedono di sentirsi partecipi, utili: desiderano vedere/toccare con mano il contributo che portano. Anche quando il ruolo è facile o ripetitivo. Ed è soprattutto qui la vera sfida delle imprese: garantire a tutti i dipendenti stimoli di crescita secondo una logica di sviluppo e di “investimento”, anche quando il ruolo sembra non chiederlo.

La formazione, come sfida al nuovo, è alla base del miglioramento. Sia delle persone che delle aziende. È questo il caso in cui 2+2=5!


🔰 Un lavoro creativo

La tecnologia ci ruba il lavoro? O ci consente di avviarne di nuovi? E di sviluppare nuove idee e progetti? Magari di liberare le nostre immense capacità cognitive e applicarle in nuove e originali attività?

E poi, proprio in questo momento storico particolarmente sensibile al recupero, alla salute e alla sostenibilità, stanno riacquistando nobiltà i “mestieri individuali e artigiani a km zero”. Guarda caso anch’essi rinvigoriti dalle nuove tecnologie (materiali, alimentari, comunicative, …) che hanno generato nuove nicchie di mercato e che consentono di fare marketing a costo pressoché nullo.

Pensaci, se stai valutando di avviare una tua attività!


🔰 Soddisfazione e autostima

Lavorare è avere una fonte di sussistenza. Ma sempre di più se non si ottiene anche una gratificazione personale e un sostegno alla propria autostima e al proprio piano di valori, quel lavoro per cui ogni mattina ti svegli, sempre più a fatica, avrà gambe corte… 
Commisurare oneri e onori di un cattivo/buon lavoro, applicando relazioni sincere tra capo e sottoposto, finalizzate al miglioramento e al riconoscimento dei meriti, è indiscutibilmente un meccanismo di relazione impresariale sana. Al contrario, se non esistono politiche premianti e meccanismi che responsabilizzano i lavoratori, questi ultimi finiranno per lavorare per inerzia, fino a sfiduciarsi. E diventerà improbabile che facciano un “buon lavoro” e partecipino pienamente alla vita aziendale.


🔰 Lavorare per produrre un’utilità, anche sociale

Al fianco degli obiettivi finanziari sempre più imprese scelgono di attuare volontariamente strategie che siano anche etiche, socialmente rilevanti e sostenibili. E allo stesso modo sempre più persone scelgono di aderire a progetti professionali che non costituiscano solo un profitto per sé o per l’imprenditore, ma anche un’utilità per il bene comune.


🔰 Parola d’ordine: equilibrio

Al punto precedente si collega, senza dubbio, la sensibilità sempre più spiccata verso il recupero di “equilibri”: verso l’ambiente di lavoro; verso l’ambiente circostante e la natura; verso i tempi di vita e lavoro.

Sta guadagnando in importanza (e per fortuna, aggiungerei io!) il concetto di Welfare aziendale. Al Welfare si riconosce un effetto benefico sulla produttività, ma si guadagna anche una rinnovata attenzione verso la natura, verso la qualità della vita, delle relazioni familiari, della cura del sé.

Perché, così vivendolo, il lavoro non diventa un peso ma un valore.


🔰 Lavorare in autonomia, ed essere responsabilizzati

Quest’ultimo concetto sembra andare in contrasto con l’idea classica di rispettare ruoli e organigrammi. Eppure è un’esigenza generalizzata, tra i lavoratori, di “provare stima” e di “credere” negli obiettivi e nei datori di lavoro, anche grazie a una fiducia ricambiata.

Se da un lato si vuol seguire un capo che dà obiettivi chiari, dall’altro gli si chiede di poter scegliere la strada per raggiungerli, avendo un minimo margine di manovra nel prendere decisioni o dare pareri, ovviamente assumendosi l’onere di ciò, commisurato a competenze e responsabilità, ma potendo così sentire più forte di aver contribuito al risultato.


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L'anno che verrà, il #lavoro che verrà... Quali #domande porsi? Quali le giuste #mosse per iniziare una nuova avventura professionale? Cosa cerchiamo dal #nuovo impiego? Insomma... da dove iniziare?
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