Storia di A. : il LAVORO “era” IDEALE… ma poi…

Ti ricordi di A.?

cambiare lavoro

Proseguiamo con la sua storia . Quel lavoro forse non è più così ideale…


Episodio 2: Cambio di scenario

Risento A. per un aggiornamento anche otto mesi fa. Ma questa volta il tenore del confronto, e la sua passione per il lavoro, sono del tutto diversi.
Chiede di incontrarmi di persona (nel frattempo ho cambiato ruolo anche io, mi organizzo per un tardo pomeriggio). Al telefono mi anticipa poco, ma comprendo che qualcosa stona, rispetto alle nostre solite conversazioni.
Quando ci vediamo lascio che mi racconti a ruota libera.

La prima cosa che fa è ringraziarmi. Per essere stata sempre un supporto per lei, al suo bellissimo percorso di ingresso al mondo del lavoro, fino ad oggi ricco di soddisfazioni e di conferme.

Subito dopo, però, s’incupisce un po’ e mi annuncia che intende lasciare la sua azienda. Per sua volontà
Di recente ha ripensato al suo quotidiano, si è vista con meno mordente in alcuni episodi d’ufficio, e complici alcuni cambiamenti che interessano anche la sua mansione, ha maturato la decisione che è tempo di cambiare, dopo quasi otto anni d’azienda e nonostante l’indiscutibile stabilità.

Negli ultimi tempi il mercato di riferimento ha subito importanti trasformazioni. Il che, di per sé, non è una giustificazione alla sua decisione, ammette A. Però lo scenario ha evidentemente impattato sulla filosofia aziendale (determinando un turn-over a livello di management) e sulla strategia (divenuta poco chiara). E la nuova struttura di staff di cui lei era entrata a far parte (ricordi la sua promozione?), nel frattempo è stata rimaneggiata più volte (creando anche molta confusione interna sul chi fa cosa). E purtroppo queste modifiche non hanno ricompreso lei. O anzi, sì: da un giorno all’altro, è stata esclusa, e riassegnata a un nuovo compito, la gestione amministrativa delle pratiche.

cambiare lavoro

L’analisi

Capisco che, giustamente, A. non vuole alimentare una controproducente polemica; per giusta privacy dei fatti e dato che conosco la sua azienda. E d’altro canto, seppur è percepibile un fondo di delusione, A. ha ragione a NON volersi far sopraffare dai sentimentalismi. Non con un recruiter/sponsor o futuro datore di lavoro.

Ma se vuole che io le sia di aiuto, le chiedo di ripercorrere con me alcune tappe della sua analisi, e di come sia arrivata alla sua decisione (sembra) già presa.

Dunque le chiedo: in azienda, dopo tutti questi cambiamenti, hai avuto un confronto con persone di tua fiducia, il tuo capo, ad esempio, o l’ufficio HR°°°? sei riuscita a confidarti o a sondare una ri-pianificazione del tuo percorso? Magari la riassegnazione è solo temporanea? E hai messo sulla bilancia i pro e i contro di una decisione così significativa? Cosa guadagneresti? Cosa perderesti? Sei pronta da domani a mettere in discussione la tua stabilità? Quale alternativa ritieni di avere? Hai già mosso qualche passo, verso il mercato del lavoro in generale, e quello in cui già operi e che già conosci in particolare? 

°°° se hanno tutti una grande considerazione di A. è possibile che per lei ci siano altri progetti!

A. anche in questa occasione dosa molto bene le parole. Si limita a dire che i modi e gli argomenti usati per comunicare la sua nuova posizione sono stati discutibili, il che rompe degli equilibri fiduciari. Che l’azienda negli ultimi tempi è profondamente cambiata e le sue stesse relazioni interne sono cambiate (tre capi in un anno e mezzo hanno reso impossibile un confronto aperto, e tale da sentirsi “compresa”).

In realtà ammette di non avere ancora un’alternativa. Da un lato la sua riflessione di cambiare è relativamente recente. Dall’altro il suo alto senso etico contrasta con il mandare Cv in ogni dove, avendo intessuto molte relazioni con aziende del territorio che sono anche clienti del suo datore di lavoro.

cambiare lavoro

Mi è chiaro che per lei NON è importante tanto QUELLO CHE LE E’ STATO DETTO. Quanto COME LO STA VIVENDO.

A. è frustrata (perché di questo si tratta) dal fatto di non riuscire ad accettare quella che vive come una bocciatura. E non è il “nuovo” a metterla a disagio (anzi mi conferma ancora una volta che novità e cambiamento, per lei, fanno bene al lavoro), quanto il fatto che a suo parere, le è stato assegnato un compito “sotto tono”, e ha chiari segnali che non sarà temporaneo.

“Non intendo sminuire i compiti che mi sono stati assegnati. Ma posso affermare con certezza che togliendomi da ciò che ho fatto con grande passione fino ad oggi, il confronto coi colleghi, programmare quei progetti complessi, la loro strategia sulla comunicazione, organizzare gli eventi, tenere le relazioni dirette coi clienti, … perdo molti dei miei stimoli e dei miei cavalli di battaglia. Questo implica inevitabilmente lavorare con meno interesse, lavorare peggio. La mia azienda mi stupisce che non ne tenga conto, del resto mi conosce bene, e per questo non riesco a pensare ad altro che al sentirmi inespressa, di troppo. E’ come se l’allenatore, che tanto ti ha allenato, improvvisamente ti mettesse in panchina, o a fare un altro ruolo (su cui non sei allenato) perché ora in campo, nel tuo, non c’è posto. Potrai mai vincere quella gara?”.

Più o meno A. ha usato queste parole, e il paragone sportivo, lei che da giovane praticava sport. Le ho concesso la licenza poetica perché rende bene l’idea. Lo conferma un’altra sportiva di lungo corso 😎 …

cambiare lavoro

Ecco il nocciolo del problema: costruire il lavoro intorno alle ambizioni e poi… subirle!

Constato ad A. che nelle aziende le opportunità di crescita/cambiamento non sono prevedibili e d’altro canto la concorrenza interna è tanta, perché come lei, anche altri suoi colleghi possono avere le stesse ambizioni e sensibilità. Dunque non è così scontato che tutti abbiano l’occasione di fare un lavoro del tutto appagante. Lo stesso dicasi per quel che c’è fuori, nel mercato del lavoro: domanda e offerta di lavoro sono disomogenee e in difficoltà nell’incontrarsi. E magari quel mestiere che per te è “entusiasmante” magari non lo è per me. E chiediamoci; diamo tutti lo stesso valore al tempo trascorso al lavoro?

Ognuno deve trovare il modo di mettere il tutto IN EQUILIBRIO, costruire i propri OBIETTIVI e il modo di conviverci. Che non significa necessariamente CAMBIARE.

Facciamo un ulteriore sforzo di analisi. Il “cosa deve fare? cambiare o no?” sta molto semplicemente nella sua motivazione. In cosa chiede a se stessa, al suo lavoro e al suo datore di lavoro. Se lei è cambiata (ed ha rafforzato la convinzione che il tempo trascorso al lavoro è “di qualità” se e solo se percepisce valore da ciò che fa, e gratificazione, e celebrazione), se anche l’azienda è cambiata e lei comprende di aver preso una direzione diversa/disallineata che le provoca malessere (“non mi alzo più la mattina con la curiosità di immaginare “come mi andrà oggi?”, ma con la gastrite…”), A. sta decisamente SUBENDO la sua motivazione e sensibilità personale

Provocatoriamente le chiedo se, parlando di passione, di soddisfazione, è assolutamente certa di non stare facendo del “lavoro che non le piace” un alibi? Prima di CAMBIARE LAVORO, proviamo a CAMBIARE MENTALITÀ. Rispondendo in sincerità verso noi stessi a queste 3 domande: 

  1. Quel nuovo incarico “perché non puoi farlo?” Non hai risorse, competenze, obiettivi, …? Cosa succederebbe se… te li costruissi (un corso, un libro, un tutor)? E se dimostrassi che invece puoi?  il volgere l’approccio al problema al POSITIVO è il primo passo per risolverlo.
  2. Alleggerisci la tensione sulle aspettative del lavoro, e inizia pensare al contorno: la tua vita è fatta di lavoro, sì, ma non solo!  Può essere il momento per ripensare alle tue priorità.
  3. Le ambizioni sono un bene, muovono le persone verso il miglioramento. Ma ti sbagli se pensi che il percorso sia sempre e solo lineare e senza ostacoli.  Accettare che non puoi avere sempre il controllo di tutto è ancora un indicatore che stai andando verso la soluzione al problema. 
cambiare lavoro

L’epilogo

A. si prende un minuto per pensare. E poi finalmente arriva al nocciolo della questione. Ha focalizzato che le sue aspettative sul tipo di lavoro (piace/non piace, è più/meno stimolante, …) hanno condizionato le emozioni con cui affronta la giornata, e il suo comportamento. In parte ha compreso di aver dato un altissimo peso specifico alla componente lavoro, nella sua vita; ed anzi la crescita fatta, che appagava le sue soft skills, allo stesso tempo alimentava oltremodo le sue ambizioni. Forse ha anche idealizzato QUEL lavoro e l’azienda, restando bloccata sulla sensazione di delusione.

D’altro canto ha anche focalizzato che il nuovo incarico le TOGLIE QUALCOSA: frena la creatività, l’iniziativa e un percorso di responsabilità che sente propri (adatti alla propria personalità e maturità). E sente di aver perso quella fiducia che era un punto di forza del tuo rapporto col datore di lavoro (una riassegnazione può essere un segnale che il datore ti manda, non c’è dubbio).

In altri termini A. comprende che se nel tempo ha subito ed estremizzato le sue esigenze, ora, togliendo il superfluo, le ha perfezionate: non si sente più al posto giusto, né più ripagata. Non è più giusta per quell’azienda, insomma. E cercare un contesto nel quale “ricostruire” l’equilibrio tra aspettative, realtà quotidiana e relazioni sane è l’unica soluzione percorribile. Nel momento stesso in cui ha tratto questa conclusione, la sua espressione è divenuta di assoluta serenità.

Una settimana dopo A. mi comunica, tranquilla e in totale armonia con se stessa e col suo datore di lavoro, di aver rassegnato le dimissioni.

Un mese più tardi (o poco più), stiamo preparando insieme un nuovo piano d’azione, per creare nuove opportunità di colloquio.

cambiare lavoro

Ok, e adesso? Finisce così?

Ovviamente no! Seguimi al prossimo post!


cambiare lavoro 2

Summary
Alla ricerca del LAVORO IDEALE... ma poi...
Article Name
Alla ricerca del LAVORO IDEALE... ma poi...
Description
Il nuovo lavoro che hai trovato, ti ha appassionato immediatamente. Ma nel tempo qualcosa è accaduto. Si rompe. A. racconta il disincanto, come lo ha maturato, non senza sofferenza, ma da lì... la ricerca di un nuovo inizio. To be continued...
Author
Publisher Name
www.blogtalentlab.it
Link sponsorizzato
Link sponsorizzato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *