“Cosa ne pensi della globalizzazione? Dammi il tuo punto di vista” – Domande scomode al colloquio…

“Cosa ne pensi della globalizzazione? Dammi il tuo punto di vista” – Domande scomode al colloquio…

“Dimmi cosa ne pensi di…” : Parere o giudizio?

Durante un colloquio di lavoro, l’intervista motivazionale – ormai ti è chiaro – va ad approfondire la dimensione personale e comportamentale del “colloquiato”.

E ciò affonda le sue origini nella psicologia dei comportamenti. È noto che in maniera del tutto spontanea gli atteggiamenti tenuti di fronte a un fatto o un evento, rispecchiano i nostri interessi, il punto di vista su quel dato concetto, i valori personali, oltre che le precedenti esperienze. Insomma, i comportamenti delineano il nostro senso critico.

Ma se il tuo punto di vista fosse invece oggetto di colloquio? Se durante la selezione ti fosse chiesto di spiegare “cosa ne pensi di…”? Ti senti pronto a far emergere il tuo senso critico 😮? Ed esprimerai un parere o un giudizio? 😳

 

§ Niente è bello sotto tutti i punti di vista

Omero

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Alert alert alert!

Diciamo che sei di fronte a una delle domande apparentemente facili (cosa c’è di più facile di dire come la pensi???) ma potenzialmente più nocive, perché ti espone a notevoli rischi.

Non che sia strano che durante un colloquio di lavoro ti sia chiesto un approfondimento introspettivo.

Anzi in genere l’introspezione porta lo scambio col selezionatore a un livello più intimo e sincero. Toccando i tasti giusti, hai l’opportunità di farti conoscere più a fondo. Ma hai anche l’onere di dimostrare quanto conosci te stesso; che considerazione hai di te; come sai reagire alle difficoltà e allo stress; quanto ti spingi verso un ideale. 


“Dimmi, qual è il tuo punto di vista?”

Potrebbe essere che, partendo da una tua esperienza reale passata tratta dal tuo curriculum, il recruiter ti chieda di raccontare com’è andata, ma anche perché è andata proprio così “secondo te” (soprattutto se emerge un fatto critico) e le conclusioni che ne trai.

Oppure, ipotizzando una situazione tipica del profilo o trasversale, ti chiedono “come ti comporteresti se…”. In questo caso sei chiamato a inserire il tuo ragionamento e l’ipotetico comportamento che terresti se… all’interno di una simulazione. Ma anche così posta, la domanda porta alla luce il tuo pensiero.


Ma perché il tuo punto di vista è così importante?

L’obiettivo è presto detto:

  • da un lato portare a galla la tua capacità di reagire allo stress di una domanda personale e che richiede un’analisi 😉.
  • inoltre laddove si impone analisi dev’esserci un’abilità: come lo analizzi il problema? Soprattutto se quella situazione non l’hai vissuta e devi ipotizzare, queste domande possono tirare fuori le tue capacità di ragionamento, senso critico e – perché no? – di adattamento 👍.
  • dall’altro lato, non lo escludere 😏, dare un peso alle tue conclusioni: il tuo “come la pensi?” su quell’argomento è o NON è in linea con le attese e il piano di valori dell’azienda? Ricorda che il candidato ideale LO È…!
  • non ultimo – attenzione! 😳 – avere informazioni sul tuo carattere e la personalità. Come? Dal tono con cui esponi il tuo punto di vista: opinione o giudizio categorico

Puoi comprendere che per queste domande non esiste risposta “giusta” o “sbagliata” in assoluto. Una scelta “giusta” ma esposta nella maniera sbagliata, potrebbe non soddisfare. Così come una scelta che pare “inefficace”, non necessariamente pregiudica l’esito del colloquio, se suffragata da un valido ragionamento e se hai peccato solo di un po’ di inesperienza.

La certezza è data dal fatto che non puoi permetterti una scena muta. E che se ti esponi estremizzando quello che anziché un parere arriva come una sentenza eccessivamente giudicante – magari su un tema delicato -, potresti a tua volta essere “giudicato” non idoneo 😑 .


Il Personal Storytelling

Se l’argomento da trattare è (e il tuo punto di vista è richiesto su…) un evento della tua “storia” professionale o personale, di certo ne hai di cose da raccontare! 

E un modo apprezzabile ed efficace di rispondere è proprio il racconto, o meglio – prendendo in prestito termine e concetto dal mondo della comunicazione – lo storytelling personale.  

Come accade nella pubblicità e nel marketing, anche comunicando se stessi è strategico trasmettere il proprio “marchio di fabbrica”, umanizzando il messaggio e cercando le emozioni dei destinatari.

E ciò è ancor più vero se stai affrontando un colloquio di lavoro.
Devi distinguerti e allo stesso tempo “comunicare il tuo valore”, giusto?

Se ti fermi a fatti oggettivi e distaccati non otterrai il massimo risultato. Se invece racconti i fatti così come li hai visti coi tuoi occhi e sentiti con le tue passioni, raccoglierai diversi effetti positivi, come:

  • l’aver trasmesso il tuo pensiero e la tua personalità,
  • ma anche l’aver lasciato un tuo ricordo (per cui non sei “solo uno dei tanti” nella testa di quel recruiter, garantito!),
  • e l’aver tracciato, tra le tue abilità trasversali, anche una certa sensibilità e onestà.

Quello dello storytelling personale è un approccio molto potente. E per la verità lo è DURANTE TUTTO il colloquio di lavoro. Anche in risposta ad altre domande, pure quelle più canoniche sul Cv, esprimersi con personalità, emozione (positiva) e umanità può fare la differenza.

Però… attenzione al boomerang dell’essere “troppo se stessi”.

Sia quando parli dei fatti della tua storia, e ancor di più quando sei chiamato a dare un’opinione…

  • A) non dimenticare che il colloquio di lavoro resta un incontro formale e un tuo momento commerciale. Se da un lato è significativo trasmettere verità e onestà, dall’altro devi mantenere un adeguato contegno comunicativo e una certa diplomazia nei giudizi.
  • B) Se il “te stesso” che descrivi e trasmetti, nel tuo pensiero e nei ragionamenti, NON si allinea con la visione dell’azienda, non c’è dubbio che non ci sarà futuro al vostro rapporto. Non significa che tu sia sbagliato, o che l’Impresa sbagli: semplicemente, non siete fatti l’uno per l’altra.

E se invece ti chiedono di analizzare un evento di cui non hai esperienza diretta?

Beh, può risultare utile “ragionare a voce alta”, scomporre il problema facendo sentire le varie argomentazioni; e chiedi al selezionatore di dettagliare/ripetere le ipotesi poco chiare, così da coinvolgerlo e da creare un dibattito. E riportare l’episodio ipotetico a casi che hai realmente vissuto, che possono avere tratti simili con quello presentato, ti consentirà di argomentare validamente il tuo ragionamento. 

Scendendo nel dettaglio.

Come affrontare domande che richiedono il tuo punto di vista?

Prima del colloquio:

Dato che probabilmente l’evento da analizzare è correlato al profilo di selezione, preparati in anticipo su situazioni tipiche di quel lavoro, soprattutto su quelle critiche. E, come già visto per altre domande motivazionali, seleziona (e scomponi, e memorizza…) accuratamente una serie casi da te vissuti che possano costituire un esempio concreto da portare.

Sarai certamente in grado di affrontare anche questa simulazione!

… e Di fronte al selezionatore:

Tieni il tempo! Prenditi il tempo giusto per analizzare fatti e scenario, ipotesi e tesi: cosa vuole sapere esattamente da te il recruiter?

“Come quella volta che…”: tra tutti quegli eventi ed esperienze che hanno caratterizzato la tua vita e sui quali ti sei preparato a raccontare, seleziona quello che sembra più pertinente alla domanda. E collega il tuo ragionamento a quel caso.

Ad alta voce: fai supposizioni anche “a voce alta”, con le quali misurerai la temperatura al tuo interlocutore in base a eventuali obiezioni (o smorfie? guarda comunque sempre il tuo interlocutore negli occhi, è buona prassi). Fai domande di completamento alle ipotesi. Creare condivisione ed empatia col recruiter è il miglior modo per bilanciare il contraddittorio (e se non parli sempre tu, ti sentirai meno sotto pressione).

Keep calm! È molto probabile che le tue reazioni e la tua personalità siano “sotto indagine”. Perciò allénati all’equilibrio e alla calma, non avventarti sulla risposta né mai estremizzare giudizi. Mitiga la tua esposizione con locuzioni adatte, come “a mio parere” o “dalla mia percezione/esperienza”. E un “non so se concorda con me” al posto giusto potrebbe darti informazioni sul Selezionatore-pensiero, stimolando una sua reazione.


“Mi tolga una curiosità, cosa ne pensa della globalizzazione? Mi dia il suo punto di vista”

Fin qui tutto sotto controllo. Ma, parlando di senso critico e opinioni, a volte ho assistito a domande ancor più scomode…

Ad esempio alcuni selezionatori (più spesso in azienda) usano gli argomenti caldi, di tendenza per l’opinione pubblica e di attualità come strumento di selezione. Domande che riguardano temi quali giustizia, politica, famiglia, ambiente, pari opportunità, fede … sono inserite talvolta all’interno di colloqui conoscitivi e motivazionali. Il dibattito è acceso sulla correttezza o meno di porle.

Personalmente non le gradisco né le uso, perché le risposte possono condurre a pregiudizio o discriminazione, comunque la si voglia vedere e anche se non sono tutte “antipatiche” allo stesso modo. A meno che tu non stia concorrendo per una posizione in un’azienda che opera proprio in quel settore specifico, non dovrebbero mai essere fatte a un colloquio di lavoro. Anche il fatto che “servono a misurare la reazione del candidato”, come sostiene qualcuno, è una spiegazione che mi convince poco.

Ma questa è una mia personale opinione 😎.

Detto ciò, se ti capita di dover affrontare domande così dirette sui tuoi valori più privati e personali, come puoi uscire dal guado 😏? Dalla mia esperienza la miglior risposta sta nella diplomazia.

✅ Mitiga il tuo punto di vista, del resto non sai come la pensi realmente chi ti sta di fronte e quale sia il suo vero scopo (se volerti solo mettere un po’ alle strette, per vedere come reagisci 👍; o se davvero per lui è importante quello che dici 👎). Perciò per quanto possibile prendi le distanze da un giudizio eccessivamente categorico, e asseconda l’interlocutore, ✅ E usa calma, equilibrio e semplicità, dimostrando che sei comunque attento a quello che ti accade attorno.

Un esempio: “Non credo sia opportuno generalizzare, anche se il fatto di cui si è parlato in questi giorni ha evidenziato che il problema esiste”.


Ce n’è ancora di dire. Seguimi al prossimo post per un’altra domanda scomoda o strana!


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"Dimmi cosa ne pensi di...". Chiederti di esprimere il tuo punto di vista è un'altra domanda scomoda che può esserti posta durante il colloquio di lavoro. Per capire di che pasta sei fatto!
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